«Egregio signor Cantone...», così inizia una lettera scritta da un immigrato italiano in Svizzera. Un’approssimazione che denota le differenze non solo culturali ma anche linguistiche.
Il racconto sta nel fatto che a condurci per mano nel mondo svizzero tedesco di inizio anni ’70, tutto preso dalle discussioni legate all’iniziativa Schwarzenbach, che vorrebbe drasticamente ridurre il numero degli stranieri, e all’imminente votazione, sono i bambini...
Nei loro dialoghi, come pure nei litigi coi compagni, si scoprono i temi principali, fra cui domina quello della xenofobia, a volte prorompente in modo becero, altre volte latente e strisciante, magari ipocritamente nascosto sotto apparenti buone intenzioni.
La vicenda si svolge nella Svizzera tedesca Nord-orientale. Una regione fortemente attaccata alle proprie tradizioni, a cui fa da perfetto contrappeso il Padre, fiorentino, non da meno legato a usi e costumi del suo Paese [...]
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