IL SEGNO DEL LIMITE

Sabato 23 marzo 2019 presso l’Antico Grotto Ticino alle Cantine di Mendrisio è stato presentata la nuova raccolta di poesie di Lamberto Mura del titolo

IL SEGNO DEL LIMITE – Edizioni Ulivo

Nel 2013 l’università di Exeter  ha scoperto che il nostro cervello riconosce la poesia come una sorta di musica e la elabora in modo affine

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Nato a Spoleto in Umbria Mura ha studiato a Perugia.
In seguito la sua attività si è svolta nel settore finanziario con una parentesi importante di 4 anni in Giappone.
Ora uno dei suoi interessi è rivolto alla poesia che in poco tempo ha già dato due frutti.

Il libro, in quanto carta, inchiostro, pensieri, disegni -per chi li ama-,  è una festa dei sensi: è odore, tatto, vista, suono e udito, specialmente se si tratta di poesia, perché per apprezzarla al meglio deve essere letta ad alta voce. Aggiungo che, se il libro ha la fortuna di essere preparato, coccolato e curato in tutti i dettagli dall’editore il risultato sarà di pregio. È il caso di questo volume  vezzeggiato nei minimi dettagli dalle Edizioni Ulivo di Alda Bernasconi, sempre tesa al meglio, al diverso, al nuovo, al particolare in armonia con l’autore.  Aggiungo che stavolta – per rimanere in tema, con il tocco personale – Alda ha varcato il limite. Infatti, il suo animo di artista in sintonia al bello senza scampo, ha prodotto un libro, tra i tanti belli e molto belli pubblicati, veramente speciale.


limiteMolte persone vedono nella quercia un simbolo importante: solidità, forza, concretezza, altri preferiscono alberi che fioriscono in primavera, fruttificano in autunno, un ciclo di vita simile al nostro.

Come la vite, ecco. Un albero che, dopo il suo ciclo, entra di prepotenza nella vita dell’uomo. Il vinattiere, dopo aver faticato, si prende i suoi frutti e da questi crea qualcosa di unico che continua a vivere portando profumo, colore, bellezza, sapore, allegria: il vino. Non vi sembra bello pensare al poeta come una vite che al momento della maturità, dopo fioritura e fruttificazione, spreme dal profondo i succhi del suo vissuto, della ricerca, delle speranze, un cocktail di esperienze negative e positive, di gioie e dolori dando questo vino saporoso da offrire a chi sa apprezzare? E, che dire, quando il lavoro di cesello e affinatura arriva a produrre un distillato forte, pregno di tutto il lavoro precedente. La poesia, come ho avuto occasione di dire in altre occasioni è verità, nasce dal dolore, la rabbia, la delusione, la frustrazione, da segreti che moriranno con noi.

Quasi mai la poesia nasce dalla felicità, la felicità non ha parole né sfumature, è pura e semplice, si vive e basta. Il dolore, al contrario,  ha mille volti, necessita a volte di un foglio e una matita per essere espulso, vomitato, per poterlo vedere e affrontare nella sua brutalità e interezza, ha bisogno di essere scarnificato, diluito per renderlo accettabile e accettato. E quando il pensiero l’immagine, il sentimento si materializza sulla carta diventa altro, dono, condivisione, impronta del nostro passaggio.
E la prima volta che si riesce a esprimerlo con le parole giuste per definirlo, sarà un punto di partenza per altre immagini, visioni alla ricerca del limite.
Trovare le parole significa, a volte ,trovare consolazione, lenimento alla fragile condizione umana.
La poesia è una spinta all’introspezione, allo scavo per toccare o almeno sfiorare; il limite, un tentativo di affacciarsi al grande mistero.
La poesia è coraggio, quello di esporsi attraverso i versi e offrire se stesso, senza pudore, mostrare chi si è veramente.
La poesia è ricerca costante di risposte, smentite o conferme.
La gioventù conosce la sensazione di onnipotenza e di sfida continua ai limiti, nella maturità siamo confrontati con le verifiche, nella vecchiaia ci si scontra inevitabilmente con i limiti fisici, ma, se la mente funziona dobbiamo relativizzarli e renderci conto che per vivere pienamente, a volte, dobbiamo cercar di dimenticarli e magari, con un poco di follia tentare di superarli. Nel  vocabolario alla voce limite leggiamo: confine, barriera, grado ultimo, linea estrema.
Se pensassimo sempre in questi termini saremmo relegati unicamente al reale, al contingente, al senso di brevità, costrizione, prigione senza scampo. Per fortuna la vita è molto di più del fisico, il cuore, la mente e l’anima offrono una gamma del vivere a diversi livelli, di pensiero, sentimenti, sogni che trascendono i limiti.
La poesia è uno strumento sia per chi la scrive che per chi la legge per elevarsi da questi steccati e assaporare la libertà.
La ricerca dell’uomo pensante, in questo caso il poeta, tende, giunto alla barriera chiamata limite, a percepire una ulteriore spinta per affacciarsi al senso e al fine, guardare il volto della nostra anima, cercare di capirsi, accettarsi, perdonarsi e  finalmente pacificarsi.
Nell’introduzione al primo libroe il treno rallentaMura dice: scrivere è scoprire se stessi. Niente di più vero. La mano è il prolungamento della mente del pensiero e dietro c’è l’inconscio.
E scrivendo, involontariamente si affaccia il nostro mistero. Le parole sono sassi -disse qualcuno- e noi le vogliamo scagliare oltre il limite per provocare simpaticamente Mura. Prima dello scrivere per l’autore ci fu il silenzio, prima rifiutato poi amico che si aprì su un mondo nuovo, una folla di pensieri desiderosi di materializzarsi.

Il  segno del limite,è la seconda prova di Lanfranco Mura dopo il primo libro intitolato … e il treno rallenta, pureedito dalle Edizioni Ulivo.

È trascorso poco tempo tra le due pubblicazioni, ma per i contenuti s’intravvedono cambiamenti, riflessione, ricerca. C’è pure un elogio del silenzio introspettivo, ascoltarsi per ricordare, evocare.
Lanfranco Mura,  pregno della bellezza di Spoleto e della Sardegna, guarda e vede, fuori e dentro di sé cercando le parole. E le trova, offrendo testi brevi, con titoli essenziali, giusti.
La dote della sintesi è un dono prezioso in poesia, mostra il poeta già al nocciolo del suo sentire e dire.
L’affascinante fisica dei quanti di spiega che scardinando la pesante consistenza fisica fino all’infinitesimo si arriva al vuoto e alla vibrazione. Se veramente la realtà fisica è illusione, il velo di Maya di cui parlavano già gli antichi Veda, se veramente siamo solo vibrazione siamo veramente della stessa materia delle stelle e dei sogni, quindi senza limiti, pura coscienza.
E allora…
Incontriamoci senza barriere, oltre il limite magari poeticamente con il bel libro di Lanfranco Mura.
Annamaria Pianezzi Marcacci

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